11 Luglio Omaggio a Quasimodo

 

 

 

 

 

 

“Cyparissus”
Nella distesa piana priva d’ombra,
sulla cima d’un colle verde d’erba tenera,
giunse Orfeo, e toccò le corde della cetra:
e subito d’intorno nacque l’ombra.
E apparve la quercia
e l’albero delle Eliadi, e l’ischio dalle alte fronde,
il tiglio delicato, il faggio, il vergine lauro,
il fragile nocciolo, il frassino utile per l’aste,
l’abete senza nodi, il leccio curvato dalle ghiande,
il platano felice, l’acero di vari colori,
il salice che vive lungo i fiumi e il loto delle acque,
il bosso sempre verde e l’umile tamerice,
il mirto di due colori e il viburno dalle bacche cerule.
viburno
Nella foto: Viburno 35 x 25 cm tecnica mista su carta
Veniste anche voi, edere dai prensili piedi flessuosi,
con la vite densa di foglie e l’olmo avvolto di tralci
e gli orni e le picce e gli albatri colmi di rossi pomi
e la lenta palma, premio al vincitore,
e il pino con l’aspra chioma raccolta in cima,
caro alla madre degli dei, anche se Ati
lasciò per Cibele la sua natura d’uomo
e s’indurí in quel tronco.
E fra quegli alberi
apparve anche il cipresso, simile alle mete,
albero ora, ma fanciullo un tempo diletto
al dio che piega le corde dell’arco e della cetra.
Viveva un cervo meraviglioso, sacro alle ninfe
delle terre di Cartaia.
Ramose e aperte,
fitta ombra spargevano le corna sul suo capo:
e splendevano d’oro. E dal liscio collo,
giù sugli omeri pendevano collane di gemme.
Dal giorno della nascita, legato con tenui fili,
un piccolo globo d’argento oscillava sulla fronte,
lucevano perle alle orecchie, intorno alle tempie.
lentisco rosso
Nella foto: Lentisco Rosso 35 x 25 cm tecnica mista su carta
Senza timore, vinta la timidezza naturale,
entrava nelle case e abbandonava il collo
alle carezze di mani anche ignote.
Ma più era caro a te, Cyparissus,
il più bello fra gli uomini di Ceo. Tu lo guidavi
ai giovani pascoli e alle acque di chiara sorgente:
tu gli intrecciavi fiori di vari colori tra le corna,
e talvolta, lieto cavaliere, andavi qua e là
sul suo dorso e frenavi la sua bocca mansueta
con briglie purpurce.
Ma un meriggio d’estate,
quando la calura arde le curve braccia del Cancro,
il cervo riposava stanco sull’erba del prato
al fresco d’ombra che stendeva un albero;
e Cyparissus ignaro lo trafisse con un dardo.
E come vide che moriva per il colpo crudele,
invocò subito la morte.
Quante parole di conforto
gli rivolse Febo dicendo che non valeva dolore
quella perdita lieve: ma, nel continuo lamento,
egli chiede agli dèi, quale dono supremo,
di lasciarlo sempre nel pianto.
E senza fine pianse
tutto il suo sangue, e le membra presero a inverdire,
e i capelli, prima fluenti sulla fronte bianchissima,
divennero ruvide fronde, e già dure
volsero l’esile cima verso il cielo stellato.
di Salvatore Quasimodo

 

 

 

 

 

Written by

Elisa Latini

Elisa Latini pittrice e scultrice