Presentazione della Mostra: “Albero, ecologia dell’anima” Elisa Latini.
Quello che ci propone Elisa Latini nella sua nuova mostra è un prezioso incontro con lo spirito degli alberi.
Certo, l’espressione artistica non è che l’eco dei rumori di un’anima, per cui quegli alberi svettanti, quella profondità di foreste trovano primaria consistenza nella percezione personale e interiore dell’artista, ma, proprio per la potenza del mezzo, non di meno riescono ad essere in comunione anche con noi. Elisa Latini ha interpretato ogni albero, ogni cavità lignea e ogni arboscello concependolo nell’imprescindibile relazione con l’Essere Umano; ha dato ai suoi alberi caratteri, inclinazioni e respiri.
Il rapporto viscerale che l’artista intrattiene con il soggetto della mostra, è lo stesso che la avvince all’esistere di quello in Natura: un grande amore.
Questo ciclo di lavori presuppone un occhio instancabile di ricercatore e fa pensare alla nascita di una sorta di “Viaggiatore per alberi”, il “fratello terrestre” del marinaio irrimediabilmente attratto dall’Oceano; uno che sempre si guarda intorno e anche nell’aiola sotto casa, trova il suo tronco protettore, il suo alter-ego frondoso o solo un silenzioso amico.
Tutta l’esposizione è pervasa da cromatismo notevole, da una cifra grafica ben caratterizzata e da un’eccezionale visione prospettica.
Il colore arriva con magnificente potenza: alcuni alberi sono scaldati da bagliori d’oro o d’ocra … come in certe giornate d’estate, che uno alza lo sguardo tra le fronde e rimane abbagliato dalla luce della canicola; altri sono persi in meravigliosi azzurri di cielo, quasi, tendendo ad esso, si dissolvessero nella luce e nel colore.
Ma non solo scelte e accostamenti cromatici trasmettono una grandissima energia, anche la tecnica grafica: caotica e sussultoria nel dettaglio; implacabile definitrice di forme nello sguardo d’insieme. E quell’ energia così, nella congiunzione di più forze , diventa potenza, in certi casi pre-potenza anche: quella della Natura, tenace e perseverante nel suo vitalismo, nel suo resistere alle Ere, dalla notte dei tempi e giù: lungo la catena dell’evoluzione.
La visione prospettica termina il trittico, ne sta all’apice e insieme a tecnica e colore, è indiscussa protagonista nel più vario ventaglio di destrezze acrobatiche.
Essa esalta la multiformità e l’ordinata complessità della vita vegetale, quel suo poter essere percepita in semplici forme geometriche di sintesi e il suo contemporaneo esplodere in infinite possibilità di dettaglio.
E sempre la visione prospettica rende gli alberi svettanti e regali; permette che l’occhio trovi antri immaginari in cerca di tesori perduti o che abbia l’impressione di addentrarsi, ove poter abbandonare i propri segreti o la proprie false maschere … i sogni o le paure.
L’albero viene declinato in tutte le sue potenzialità, se ne sfrutta l’aspetto decorativo, ma se ne percorre anche il simbolismo sino ad arrivare alla profondità dell’essere stesso. Alla vita.
Talvolta, nel momento in cui lo sguardo coglie certe tele una accanto all’altra, si ha come l’impressione che in maniera simbiotica e interconnessa, quella in cui è meno evidente l’anatomia dell’albero, non sia che un particolare millesimale della vicina esplicita e intera, un ingrandimento al microscopio di milioni di volte, che ne mostra l’intima natura.
Nell’intreccio di rami e cortecce sono nascosti alveoli e ventricoli, cuori e polmoni anche nostri; oppure cellule pulsanti con nuclei e reticoli, membrane. Una visione che ricorda e esalta la consistenza frattalica e perfetta della natura.
Delle tele fanno pensare agli uomini … o donne anche … quelli che per particolari inclinazioni nella vita rimangono silenziosi, solitari, alteri, coraggiosi. I due pini così, potrebbero diventare vecchi amici o innamorati, l’uno magneticamente attratto dal calore dell’altro o, come hanno inteso altri, umanamente partecipe del dolore; il noce: un vecchio saggio, una guardia o un protettore; gli abeti: amici accoglienti nel momento del bisogno.
Ecco, gli alberi di Elisa Latini sono esseri complessi: benevoli o silenti ascoltatori, giovanotti aitanti verso il cielo o anziani rugosi con sulla corteccia le mille cose del mondo.
Vivi, semplicemente stanno, facendo della linfa il loro sangue e del loro respiro la nostra aria. Anche per questo, l’artista sente le piante così vicine al suo cuore, ne sente il nutrimento e naturalmente permette, che esse popolino il suo immaginario. 

Eleonora Latini