Albero Erbario

Albero – Erbario è un progetto artistico che nasce da un’intima consonanza con il mondo arboreo.
Le piante parlano, hanno delle energie, si esplicano come comunità e l’arte di Elisa Latini non è sorda ai loro bisbigli, il suo corpo ne percepisce le vibrazioni nell’intima convinzione che il benessere della loro comunità sia inscindibilmente connesso con il benessere della comunità umana, come complesso e come individualità.
Per questo Elisa ha intrapreso un percorso artistico che intende esaltare le potenzialità del mondo arboreo
cogliendone oltre alla bellezza l’essenza.
Albero – Erbario è un rotolo di stoffa antica (7 metri), un rotolo che, quasi citazione degli antichi rotoli papiracei portatori di conoscenza e segreti, vuole darsi come un Erbario, un catalogo di essenze arboree, le cui pagine sono, per così dire, le pezze di stoffa tinte dall’artista naturalmente e, quindi, rielaborate artisticamente.
Ogni pezza nasce da un lavoro attento e sapiente. Non c’è una progettazione particolare, tutto il processo è affidato agli esiti dell’interazione tra l’artista, il vegetale trattato e la tecnica di tintura e interpretazione.
Per questo ogni opera dell’Erbario è unica e, nemmeno lo si volesse, ripetibile.
Ogni manufatto trova la sua scaturigine dall’individuazione del vegetale, che può dipendere anche dalla particolare consonanza della sua simbologia o delle sue proprietà officinali con il sentire dell’artista, un messaggio cui dare risonanza, un’intuizione fulminea.
Viene, quindi, il tempo della ricerca dell’essenza designata in natura e dell’avvio dei processi di tintura.
La stampa del vegetale avviene tramite una tecnica che, con l’ausilio di soli mordenti naturali (ferro, allume di rocca, aceto etc.) per la preparazione dei tessuti, riesce a imprimere sulla stoffa rametti e foglie con incredibili elementi di dettaglio.
I processi di tintura sono lenti, il vegetale resta avvoltolato nel rotolo di stoffa per molto tempo, certe volte  anche mesi, poi, una volta sciolti i legacci, l’artista riesce ad appurare gli esiti della tintura: apprezza come le foglie si siano accomodate sulla stoffa; la precisione di alcuni contorni, l’indeterminatezza di altri; il dettaglio delle loro venature; i colori intensi o sfumati; la fantasia che ha lasciato il legaccio.
La pezza di stoffa diventa la nuova depositaria dell’anima del vegetale, un’anima silenziosa e ormai immortale; si sente al tatto, si percepisce che ora trama e ordito custodiscono un’energia nuova.
In realtà la creatura non è ancora del tutto pronta, deve essere lasciata riposare affinché si stabilizzi; solo dopo che il tempo abbia fatto il suo corso e l’abbia messa al riparo dalla corruzione, l’artista può intervenire.
Lo fa con pigmenti naturali e la libertà del suo tratto. Questo è il momento in cui avviene l’incontro; ciò, a cui la tintura ha dato forma immortale, viene reinterpretato: l’occhio dell’artista trova nuove corrispondenze, esalta chiaro scuri, sottolinea con tratti leggeri, oblitera e poi, ancora, illumina con macchie di colore nuovo, solo delle nebbie leggere o delle pozze di luce, un respiro o un singulto, un sorriso leggero. L’acqua del colore asciuga e una nuova pagina dell’Erbario prende vita.

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